L'AMBLIOPIA... QUESTA SCONOSCIUTA
Dott. Savino D'AMELIO
Primario Ospedale Oftalmico di Torino
Divisione di Oftalmologia Infantile
e Unità Operativa di Ortottica e Strabismo
L'ambliopia è una complessa anomalia di sviluppo della visione
dello spazio, che si instaura nei primi anni di vita, ed il cui aspetto
preminente e più evidente è un deficit dell'acuità
visiva, prevalentemente monolaterale, ma che in alcuni casi può
colpire entrambi gli occhi.
Il termine ambliopia significa letteramente "visione ottusa"
e deriva dal greco amblyòs che vuol dire ottuso, di ridotta acuità,
debole, pigro, e dalla radice ops, visione; comunemente viene utilizzato
il sinonimo "occhio pigro". E' difficile valutare la frequenza
dell'ambliopia nella popolazione in toto, si parla di decine di milioni
di casi nel mondo, sicuramente rappresenta una delle principali cause
di deficit visivo nell'infanzia e nei giovani al di sotto dei 20 anni.
Sono stati compiuti studi su larga scala ma si riferiscono a precise popolazioni
campione, quali, ad esempio, bambini di determinate comunità, pazienti
recatisi a visita oculistica, giovani di leva. I dati variano a seconda
delle popolazioni e del criterio adottato per valutare l'acuità
visiva: la prevalenza dell'ambliopia è quantificabile mediamente
intorno al 2% (min. 1%-max.5% a seconda degli studi riportati) e, come
è facile immaginare, questi dati sono ampiamente superati nei paesi
sottosviluppati.
Il periodo di tempo durante il quale i bambini sono più suscettibili
all'ambliopia coincide con i primi 2 o 3 anni di vita, indipendentemente
dalle cause che ne sono alla base (strabismo, ametropia e anisometropia,
cataratta congenita, emovitreo, ptosi palpebrale, nistagmo ecc.). Questa
vulnerabilità diminuisce gradualmente sino all'età di 6-7
anni, periodo in cui la maturità visiva è completata ed
il bambino diventa immune a noxae ambliopigene. Infatti, sebbene forme
più lievi di ambliopia possano verificarsi persino dopo questo
periodo per deprivazione visiva (es. cataratta traumatica, occlusioni
iatrogene) esse sono di solito rapidamente reversibili con una terapia
adeguata. L'ambliopia è una patologia curabile ma solo se diagnosticata
e trattata nell'età infantile; si deve tenere presente che, indipendentemente
dal tipo di ambliopia da cui è affetto, il paziente non guarirà
da solo.
Nella pratica quotidiana di chi opera nell'oftalmologia infantile e tratta
un elevato numero di pazienti affetti da ambliopia, nulla è più
triste del momento in cui debba dire ai genitori di un ragazzo che "non
c'è più niente da fare". Sono numerose le occasioni
in cui si ha la riprova di ciò che anni di esperienza e di innumerevoli
studi sull'argomento ci continuano a confermare: l'unica soluzione è
la tempestività della diagnosi e del trattamento.
Il trattamento dell'ambliopia più frequentemente si basa su tecniche
non chirugiche: correzione ottica dei vizi di refrazione, occlusione,
penalizzazione con filtri graduati o con l'uso di farmaci ad uso topico;
negli ultimi anni la ricerca sta sperimentando farmaci che assunti per
via generale sembra abbiano la capacità di stimolare quelle aree
della corteccia occipitale poco sviluppate e che è ormai da tutti
accettato essere la sede principale della lesione anatomo-funzionale primitiva
dell'ambliopia. In alcuni casi si rende necessario l'intervento chirurugico
per rimuovere il fattore ambliopigeno primitivo, come nel caso di ptosi,
cataratta congenita, strabismo. Ma anche in questi casi il trattamento
medico ortottico si rende necessario sia prima che dopo l'intervento chirurgico.
Gli individui affetti da ambliopia, se profonda, essendo monocoli funzionali, possono avere una vita difficile.
Immaginate
per esempio quanto la mancanza di una buona visione binoculare possa ostacolare
il soggetto; a cominciare dall'età evolutiva, quando impedisce
di realizzare un corretto sviluppo della localizzazione spaziale, della
stereopsi, passando per l'età dell'apprendimento quando può
limitare almeno in parte il rendimento scolastico, per arrivare all'età
adulta, in cui tale handicap riduce le occasioni di inserimento lavorativo
e la possibilità di ottenere patenti o brevetti che amplierebbero
le occasioni d'impiego dell'individuo. Non vi è dubbio che l'ambliopia
rapppresenti un importante problema socioeconomico, soprattutto perchè
il rischio del paziente ambliopico di diventare cieco è significativamente
più elevato rispetto alla popolazione generale. La comunità
stessa risente di questa situazione sia per la limitata produttività
degli individui affetti, sia per i costi assistenziali che ne derivano.
Numerosi studi al riguardo e precise esperienze in altri paesi, un esempio
fra tutti la Svezia, hanno confermato che l'onere finanziario da dedicare
ad un'intensa campagna d'informazione e prevenzione è di gran lunga
inferiore a quello sostenuto per far fronte alle ricadute sociali di questa
patologia se trascurata.
Nell' 800 von Graefe, uno dei padri dell'oftalmologia, definì l'ambliopia
come la condizione in cui l'osservatore non vede nulla ed il paziente
vede poco. Questa affermazione vuole enfatizzare la necessità che
tutti i bambini siano sottoposti a visita da parte di personale esperto
indipendentemente dai sintomi manifestati che tuttavia, quando presenti,
non sono da sottovalutare.
L'A.I.P.AM. nasce per sostenere e promuovere la prevenzione dell'ambliopia,
da attuarsi con screenings di massa sulla popolazione infantile in toto,
con una prima visita alla nascita, una seconda visita entro il terzo anno
di vita ed una terza visita prima di iniziare il ciclo scolastico elementare.