NELL’800 I PRIMI INTERVENTI DI STRABISMO A NAPOLI

Il Dott. Chiosi di Napoli ci ha gentilmente inviato, quale prezioso documento storico di oftalmologia e ”chicca” letteraria, i brani salienti di un trattato sullo strabismo del Dott. Giuseppe Piretti, di Napoli, risalente al 1841

di Savino D'AMELIO


Il Dott. Chiosi di Napoli ci ha gentilmente inviato, quale prezioso documento storico di oftalmologia e ”chicca” letteraria, i brani salienti di un trattato sullo strabismo del Dott. Giuseppe Piretti, di Napoli, risalente al 1841:
”Sullo strabismo – Esame critico”.
Ho pensato sia cosa gradita per i nostri lettori e ho perciò estrapolato i passi più significativi.
Apprendiamo che ”… se la etiologia della deformità de’ piedi torti o di altra tortuosità del corpo sia quasi sempre identicamente simile alla deformità degli occhi loschi, simile doveva esserne la cura; consistendo sempre in ultima analisi la cagion prossima tanto delle prime che delle altre nella retrazione de’ muscoli”.
Il dott. Dieffenback di Berlino compie felicemente un primo esperimento, seguito con ugual successo dal dott. Giulio Guerin di Parigi.
”… Questi fatti non potendo restare celati in un baleno si diffusero e le menti dei dotti cultori dell’arte salutare, da lunga pezza e fino allora stravolte dagli inutili tentativi fatti per la cura dello strabismo, … non cedendo il difetto né alla maschera, né agli emisferi concavi, né ai tubi anneriti, né agli specchi in forma di occhiali, né ai tanti altri begli artificiosi ingegni dal Buffon, dal Roux, dal Boyer e dal Rossi di Torino inventati, immediatamente ne fecero profitto”.
Si diffonde pertanto la ”miotomiottica” (termine greco che raccoglie, in una parola sola, l’operazione della sezione dei muscoli dell’occhio). Napoli non vuol essere da meno e il dott. Lorenzo Bruni, valente ortopedico, ”al quale molto facili, pronte, e felici erano le operazioni di miotomia… operò uno strabismo congenito nel dì 4 del mese di Aprile nella persona di una damigella napoletana”.
La scuola napoletana però deve attendere l’arrivo del Prof. Furnari, che era andato a migliorare le proprie conoscenze mediche a Parigi e che ”… sperimentò subito l’opera sua in vari individui, ed i fatti invero corrisposero evidentemente all’aspettativa, ed alla valentia di lui”. Non appena si diffuse la voce della bravura del Prof. Furnari ”… impazienti i nostri bravi chirurghi ne ripeterono senza ulteriore ritardo le operazioni”.
Tra costoro spicca il dott. Giuseppe Gaetano Ricco che ”… nel dì 31 Ago-sto eseguì specialmente una operazione di strabismo convergente tanto che l’iride per intera si nascondeva di sotto l’arcata orbitale, innanzi a grandissimo novero di egregi professori… Il luogo fu nello Spedale centrale delle Prigioni di Napoli… nella persona del detenuto Giovanni Ronchi di anni 23… che lo soffriva fin da bambino di anni tre dietro violente convulsioni. Egli… prima di incidere la congiuntiva oculare per scoprire il sottoposto muscolo applicò il Frena Palpebre e quindi con la mano armata di piccola pinzetta, tenendo distesa quella porzione di congiuntiva che si ripiega sulla caruncola lacrimale, con l’altra in un colpo di bisturi la incide; applica immediatamente l’uncino, af-ferra il muscolo, lo recide e ne asporta una piccola porzione aponeurotica; ed in men che il dica l’operazione era già terminata e tutti facemmo plauso al veder l’occhio del paziente rimettersi nel suo asse centrale. A tutto ciò null’altro aggiunse se non andar sollecitamente frugando con un istrumento detto esploratore di quel lato dell’orbita per accertarsi se altro attacco o imbrigliamento vi stesse e che in seguito inutile o imperfetta ne potesse rendere l’operazione, senza punto far sciupio, per tale assicurazione, della tanta congiuntiva e tessuto celluloso”.
A proposito della tecnica adottata dal dott. Ricco si sottolinea come vi fosse la preoccupazione per il risparmio di congiuntiva e tessuto celluloso, che invece nei primi interventi venivano esageratamente tagliati e asportati, con suc-cessive complicanze e nocumento per i pazienti. ”… e certamente il consumo della molta congiuntiva e di tessuto celluloso toglie all’occhio grandissima parte di quegli usi… La congiuntiva è quella che liga le palpebre al-l’occhio e ne stabilisce gli immediati rapporti e per questo fu con tale nome appellata. È pel tessuto celluloso infine che si riempie tutto il vuoto dell’orbita, onde rendere sempre più espressivo questo bellissimo e importantissimo senso”.
Come si vede, sin qui è la descrizione dell’intervento; ma fa seguito, come commento: ”L’ occhio affetto ripren-de il centro del suo visuale e ritrovansi entrambi in perfetto parallelismo. È a considerarsi però che il fine che si propone la terapeutica, si è quello di op-porsi al disordine morboso, e di ricondurre gli organi al ritmo naturale e regolare, da cui allontanarsi; sempre che la vitalità di questi si trovi nella sua piena possanza o non vi sia d’uopo che di poco elevarla o abbassarla”.
Tuttavia il Dott. Piretti si era reso conto di un altro problema, che pote-va sorgere dopo questi interventi: ”Ma al nostro caso, nell’uguaglianza dei dati, lo scopo non è del tutto sod-disfatto poiché i movimenti fisiologici dell’organo non più si corrispondono; l’occhio leso rimane tuttora leso, se non nello storpio, nella funzione al certo. Esso non potrà più aggirarsi in quel canto, ove il muscolo, o porzione di esso, deve essere asportata: talmente che se un individuo, per esempio, soffrisse lo strabismo convergente, e fosse perciò mestieri distruggersi il muscolo retto interno; ed indi a poco a poco per le medesime o altre cagioni andasse a contrarne il divergente, re-ciso anche il muscolo retto esterno, l’occhio resterebbe immobile come quelli di una statua. Parmi adunque doversi concludere che s’egli è vero che per raddrizzare l’occhio strambo debbano distruggersi i muscoli e le loro funzioni, la operazione, a mio vedere, è tuttavia imperfetta e molto ancora rimane a farsi, perché la guarigione possa dirsi intera e compiuta, adempiti tutti i canoni terapeutici”.
Come si evince, nel 1800 non era stata ancora descritta la recessione dei retti, per cui la tenotomia era l’unica tecnica (senza anestesia!!) per sperare di migliorare la deviazione strabica.
L’autore della trattazione termina con un auspicio: ”Spero che dalle poche cose che fino a qui ho detto, la dotta schiera de’ nostri chirurghi voglia rivolgere il suo ingegno con novelle osservazioni e sperimenti ed operare in modo nelle successive sezioni di muscoli retratti per togliere la deformità strabica che illesa ne conservino pure la funzione… e Napoli andrà superba di aggiungere nel gran numero di coloro, che in ogni età la re-sero illustre, il nome di colui che sarà primo a raggiungere questa meta”.
Ci è sembrato interessante pubblicare alcuni passi di questo vecchio trattato del Dott. Piretti, da cui traspare l’entusiasmo, nel XIX secolo, per la chirurgia dello strabimo, che muoveva allora i primi passi e la preoccupazione riguardante il recupero della funzione motoria dell’occhio operato. Oggigiorno l’obiettivo è quello di raggiungere non solo un buon allineamento degli occhi preservando una normale motilità, ma anche, nei bambini, il pieno sviluppo della funzione visiva e che è lo scopo della nostra Associazione (A.I.P.AM.)


di Savino D'AMELIO
Primario Ospedale Oftalmico di Torino
Divisione di Oftalmologia Infantile
e Unità Operativa di Ortottica e Strabismo